giovedì 25 marzo 2010

Ho ucciso un uomo morto.

..e così mi appoggiai.
Mi arrampicai su per quell'abbraccio dall'odore di cioccolata bianca..
di sedili di macchina vecchia..di pelle usata..e toni di voci soffuse.

Colorai la mia inquietudine slacciando facce amare...impedimenti..freni..malattie da lasciar vivere.
Non aspettavo nessuno.
Gli armadi vuoti erano il mio rifugio..i passi indietro la mia salvezza..e non si poteva..no.
Non si poteva alzare gli occhi.

Era una brace gettata in faccia..un bastone e mani a coprire..
era una lampo che serrava le corde.

Non si poteva..no.
Non si poteva andare a dormir fuori..nè andare in bagno da soli..
non si poteva ricevere..non si poteva sentire.

Si dava acciaio da mangiare al dentro. Tremore ai desideri fermati.
Si dava la nostra età più soleggiata..quella libera e mai pesante di carichi atroci.

Si proteggeva per un istinto innato.
Si alzavano mura..si recitava parti diverse.

E capitava che...se ben bene smossi...avessimo tagli di follia impura..
momenti nei quali..niente dopo appariva al presente.


Ma io ti lascio..ti ho già lasciato.
Andare..ucciderti..farti lacerare dalla sofferenza più acuta.
Non lo voglio più.
Non ne ho più bisogno.

Io ora mi sono ripresa le mani..
mi sono ripresa le gambe..
mi sono ripresa la voce..
e riesco a dire..sentire...volere...sognare.

Tu sei morto.
Dentro la macchina di pelle stinta.
Dentro l'oblio dei mostri del buio.

Dentro il perdono di Dio.
Dove non mi incontrerai.

MAI PIU'.

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