Non so se sono io quella che parla in modo strano o sono gli altri che davvero non capiscono..
"tre file di lattine di aranciata sono troppe Alessandro..!! e poi..alla ciliegia non le mangia nessuno quelle ciambelle secche..!! "
..Prendermi anche l'incarico di colei che si preoccupa delle ordinazioni per la macchinetta dei dolci e delle bevande... mi mancava!!
Così..alle tre e quarantacinque di mattina,mi trovo davanti a questo aggeggio illuminato..con un foglietto tra le mani .
Dovrei scrivere..mettere nero su bianco le marche che non piacciono..
ricordare al tipo delle merende che se continua a non portare il the al limone gli dò fuoco al fiorino..
vedere se mancano i cucchiaini di plastica per girare lo zucchero..
BUM..!!
Mi butto letteralmente sul divanetto blu..penso..- Non devo cedere..non devo cedere..non devo cedere..-
succede..che nel momento in cui affettivamente si perde un punto..una bussola..o comunque si passi un momento importante e decisamente devastante....(...il mio di adesso....ecco..)
..vieni travolta da un senso di fame talmente violenta e improvvisa che in confronto,..la famosa fame chimica delle prime sigarette strane fumate, sembra lo spuntino dell'ape maia...
Non solo!!..mentre mangi il settimo tegolino..(famosissime le ditte rifornitrici che hanno sempre il tegolino..)!!..il piacere della cioccolata ..si trasforma.
Si chiude gli occhi..e si pensa:
.."quella volta che...
e poi....
mammamia se penso a quando io.."
"e quella mattina....
senza contare quando ripassò il pomeriggio..."
L'erotismo del cibo è un compensatore momentaneo e terroristico.
Il rischio è ovviamente l'obesità..ma fortunatamente sono ancora ad un pasto al giorno..anzi.
Se me lo ricordo..mangio.
Se la notte faccio tardi..la mattina dormo..e allora..non so..mi sveglio alle due..e bevo la mia tazza di caffè intera..e mi basta.
Fino alla sera mi basta...
Ma la sera....la sera c'è da morire..
Nessuno mi chiamerà più a cena...
L'ultima volta invitata ..la cuoca era tutta contenta del fatto che tra tutti..-maschi compresi- io ero quella che mangiava e parlava..parlava e mangiava...
Sì..aveva cucinato anche bene mi sembra..ma quella fame lì..io ce l'ho da esattamente ventisei giorni.
Ventisei giorni di fame serale...ventisei notti a mangiare pocket coffee..grissini..zigulì...fruit joyces..nutella...frati del giorno prima...panna spray direttamente in bocca..e i dolci che mi portano a fette nei momenti di emergenza i peggio pony amici caritatevoli e compasionevoli.
(Mi piace ogni tanto fare la piccola fiammiferaia..anche io voglio essere coccolata..)
in fondo..poi..a parte il sesso e la gioia dello stare al mondo..(con tutto il seguito ovvio..)
il mangiare è sempre al terzo posto della hit parade in fatto di gratificazioni personali..
Saremo anche viziati noi dell'occidente...spreconi e orribilmente legati e vittime del consumismo..ma io...
non vedo l'ora di smontare dal turno di qua e andarmi a mangiare il mio bel frate di Antonio a casa...
di quelli ciccioni..pieni di zucchero..che se non apri bene la bocca...
rischi anche di morirci affogata.
Bella morte non c'è che dire...ma magari fatemelo finì.
mercoledì 29 settembre 2010
domenica 19 settembre 2010
E lo chiamano suicidio.
Succede che quando uno muore..tutto si trasforma.
Quando uno lascia la vita terrena,si creano dinamiche tendenti al bizzarro.
Si osserva la persona come fosse benedetta..toccata da chissà quale mano misteriosa e dotata di strani poteri.
La pelle si distende..le labbra si sdraiano finalmente ai fianchi delle guance..gli occhi,ben chiusi,danno come l’impressione che possano all’improvviso aprirsi ad osservare..
L’involucro che nel mondo terreno noi chiamiamo corpo,assume postura composta..e si dimentica.
Si dimentica il movimento..lo scatto..l’espansione della gabbia toracica..si dimenticano le dita dei piedi,ora avvolte da calze preferibilmente scure.
La morte,la scomparsa,il trapasso..o come lo si voglia chiamare,è assolutamente il distacco più doloroso esistente all’interno del piano emotivo umano. Si parla di elaborazione,di cammino,di tempi da rispettare. Tuttavia,possono passare mesi,anni,stagioni fredde come il ghiaccio ed estati soffocanti..ma niente e nessuna festa tende a placare il tormento di chi resta.
Quando la morte è voluta dalla persona stessa poi..è un rincorrersi di “se..”
SE lo avessi chiamato proprio quella mattina..SE fossi andata a casa sua prima…SE gli fossi stata più vicina..SE..SE…
Il punto è che succede. Inevitabilmente succede. E nessuno può farci veramente niente.
E’ l’impotenza che rende furiosi e inerti. Questo non farci niente che spaventa l’anima,ma soprattutto la testa.
Di fronte alla morte tutti tornano bambini. E osservandoli distesi su piccole casse di legno,temiamo nessuno ci porti via di lì una volta toccato il turno.
Ma si dimentica. Si dimentica che un tempo eravamo già distesi..su altro materiale,certo,in altre dimensioni,ovvio.
Ma eravamo distesi comunque. Credo che chi soprattutto sceglie di andar via,in un attimo solo è spinto dall’immensa nostalgia di tornare a provare quella sensazione.
La distensione di ogni più piccolo frammento di pelle..anima e cuore. Proprio un attimo prima di venire alla luce..ed essere cullati dalle braccia della mamma.
Niente poteva spaventarci. E’ lo spavento che fa tornarci. E ognuno sceglie il modo per farlo. Ecco tutto.
Quando uno lascia la vita terrena,si creano dinamiche tendenti al bizzarro.
Si osserva la persona come fosse benedetta..toccata da chissà quale mano misteriosa e dotata di strani poteri.
La pelle si distende..le labbra si sdraiano finalmente ai fianchi delle guance..gli occhi,ben chiusi,danno come l’impressione che possano all’improvviso aprirsi ad osservare..
L’involucro che nel mondo terreno noi chiamiamo corpo,assume postura composta..e si dimentica.
Si dimentica il movimento..lo scatto..l’espansione della gabbia toracica..si dimenticano le dita dei piedi,ora avvolte da calze preferibilmente scure.
La morte,la scomparsa,il trapasso..o come lo si voglia chiamare,è assolutamente il distacco più doloroso esistente all’interno del piano emotivo umano. Si parla di elaborazione,di cammino,di tempi da rispettare. Tuttavia,possono passare mesi,anni,stagioni fredde come il ghiaccio ed estati soffocanti..ma niente e nessuna festa tende a placare il tormento di chi resta.
Quando la morte è voluta dalla persona stessa poi..è un rincorrersi di “se..”
SE lo avessi chiamato proprio quella mattina..SE fossi andata a casa sua prima…SE gli fossi stata più vicina..SE..SE…
Il punto è che succede. Inevitabilmente succede. E nessuno può farci veramente niente.
E’ l’impotenza che rende furiosi e inerti. Questo non farci niente che spaventa l’anima,ma soprattutto la testa.
Di fronte alla morte tutti tornano bambini. E osservandoli distesi su piccole casse di legno,temiamo nessuno ci porti via di lì una volta toccato il turno.
Ma si dimentica. Si dimentica che un tempo eravamo già distesi..su altro materiale,certo,in altre dimensioni,ovvio.
Ma eravamo distesi comunque. Credo che chi soprattutto sceglie di andar via,in un attimo solo è spinto dall’immensa nostalgia di tornare a provare quella sensazione.
La distensione di ogni più piccolo frammento di pelle..anima e cuore. Proprio un attimo prima di venire alla luce..ed essere cullati dalle braccia della mamma.
Niente poteva spaventarci. E’ lo spavento che fa tornarci. E ognuno sceglie il modo per farlo. Ecco tutto.
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