venerdì 22 aprile 2011

Conto: da 1 a 100. Poi esci,però.

Una sera di marzo,lui mi disse che non mi amava più. 
Avevo un vestito quasi primaverile,c'era anche qualche colore sparso mi sembra. 
Sopra,un coprispalle nero. 

Stavamo cenando,in un posto vicino al mare. Aveva scelto quel posto,mi dirà dopo,per dirmelo. 
Io lo guardai negli occhi. Poi mi alzai da tavola. Lui tentò di fermarmi con voce bassa,io lentamente e sottovoce gli dissi "solo un attimo". La porta del bagno mi si aprì come se mi aspettasse. 
Entrai,e mi appoggiai al muro.
 Fissai il bianco davanti a me per non so quanti minuti. 
E mi sentii come portata via. Portata via e rimescolata in secondi interminabili. 

Cominciai ad eseguire respiri profondi,ma più respiravo,più mi sentivo soffocare. pensai.."adesso muoio. Qui. 
E tutti daranno la colpa a lui. Lui. 
A lui che dice di non amarmi più." 

In cinque secondi sfilarono davanti ai miei occhi il viso di mia mamma,delle mie sorelle,di chi teneva a me più di qualsiasi altra cosa al mondo.

 Ignoravano,in quel momento,che il muro di un bagno sconosciuto,stava prendendosi il mio dolore lancinante lontano dai loro occhi vigili. 

Amanti di una donna che ero io.
 A fatica lottai con innumerevoli lacrime.
 Da giorni temevo un qualcosa di simile. Eravamo lontani.
 Il mio primo amore di donna. 
La mia prima volta,il primo uomo che mi prometteva amore per la vita intera. 
A me. 
Che di amore ne avevo sete e fame. 
Ma quell'invito a cena,sembrava la voglia di continuare. 
Le sue attenzioni,pur fredde,somigliavano ad un impacciato tentativo di scusarsi dei giorni precedenti. Invece no. Tutto programmato. Tutto amabilmente calcolato,pensai.

 Uscii da quella porta e mi diressi al tavolo. Lui,mi prese la mano. Io,con rabbia,la ritrassi. "chiamo Ricky,vado via con lui". 
Fu il mio primo pensiero. 

Rispose che ero sotto la sua responsabilità.
 Che era stato lui a venirmi a prendere a casa dei miei. E che lui,lui solo,doveva riportarmi al sicuro. 
Mentre eravamo per strada,cominciò a piangere. Mi chiese di fare l'amore con lui per l'ultima volta. Io,gli diedi uno schiaffo e scesi di macchina. "io,per te,sono morta" gli urlai.

 ----------------------------------------------------------------- L'abbandono. Il distacco. Quali versi prende? quali sono le impronte che determinano gli atteggiamenti del domani?

 Conosco i miei. Di atteggiamenti. 

Quella notte,dormii con mia mamma.

 La luce rimase accesa.
 E ripetevo come un mantra"non mi vorrà più nessuno. nessuno mi amerà più." 

I giorni dopo vomitai numerose volte.
 Bevevo solamente. 

 Aspettavo che mi tornasse a prendere. Come si fa con i cani,quando si lasciano in mezzo alle strade.

Mi dicevo.."vedrai,quando capirà...verrà da me e mi amerà più di prima"

 I giorni passavano,io dimagrivo a vista d'occhio e non sedevo più a tavola.
 E se lo facevo,masticavo lentamente per far vedere ai miei che mangiavo. Per non farli stare in pena. 

L'immagine di lui,a poco a poco,assumeva contorni irosi e abominevoli. 
Non si riesce,a ventidue anni,a perdonare chi ti abbandona. 
Non,con un peso addosso da uomo.

 Il mio peso,non riuscivo nè ad appoggiarlo,nè ad alleggerirlo. Tantomeno appesantendo qualcuno della mia famiglia. 

Io ,ero stata la bambina cattiva. Avevo meritato il male a sette anni. Lo meritavo adesso. Ed era giusto che mi avesse abbandonato. Nessuno,avrebbe tentato di tenermi. 

---------------------------------------------------------------------- Cosa scatta dentro la nostra mente,per salvarci? cosa,prende il sopravvento per tenerci in vita e tentare nuovi passi?
 In me,è stata la disperazione.

 Giornate passate da sola in camera. Sprofondata su libri che ordinavo segretamente per non far insospettire. 
Per poter capire come vincere.
 Ho smussato,aperto varchi,buttato giù staccionate enormi di disagi diventati tumori della mia serenità. 
Da sola. In silenzio. Per non dar fastidio a nessuno. ----------------------------------------------------------------------- 

Quanti distacchi ci sono nella vita di una persona? quanti sono devastanti e quali? ma soprattutto,ci si abitua mai? Al distacco? a sentirsi lasciati da soli? 

Ho sfidato tutto. 
Il rumore del frigorifero la notte.
 I pianti mai consolati da altre mani se non le mie. Per me. 
Per abituarmi alla mia presenza. 
Per dirmi.."sì. Ci sono. E sono qui. Tutta intera."

 Mi sono presa cura dei miei capelli,mi sono coperta con qualcosa quando ho avto freddo,ho imparato a sentire cosa il mio corpo vuole e cosa la donna di oggi diventata.
 Per non essere più lasciata da sola. 
Saper stare da sola,vuol dire accettare il fatto che qualcuno scelga di non dividere la vita con te. O che lo scelga. O che no. Che abbia comunque la scelta di farlo. -----------------------------------------------------------------------

 Poco tempo fa,mi guardasti negli occhi.
 E mi dicesti di Assisi,di tutte le meravigliose notti e giornate della nostra vita che avremmo vissuto insieme. Poi,tu,qui non ci sei. 
E a chi,come stasera,mi domandi come faccia ad essere serena nonostante io ti ami,rispondo sorridendo. Sì. Io lo amo. 
Di un amore che accetta,che non costringe,che non giudica,che comprende e apre all'inaspettato. 
Che ha dato la scelta e la possibilità di starmi accanto. Che non ha condannato,almeno non più,dopo quei cinque secondi di un altro muro da guardare. 

Ho camminato da sola apposta. Per darmi difese e scale da salire,senza chiedere a qualcuno di farel al posto mio. 
Non è eroismo. Nè egoismo. E' la paura di fare rumore,che permette agli altri,di fare più rumore di me.
 E quella certezza,che anche in una notte aggrovigliolata nei perchè e nei se...la mattina ci sia sempre una persona,una volta sveglia. Io.

martedì 5 aprile 2011

Posso venire..da te?


Posso venire a dormire da te? Solo questa notte, prometto. Solo finché dura il temporale. Non tengo molto spazio, Signore, e mi accontento di poco, lo sai. Mi basta una coperta, una carezza di tanto in tanto, e una filastrocca morbida come il cuscino. So che non dirai di no, anche se la mia è paura fatta di niente: mostri che ho disegnato da sola, ombre senza sostanza. So che passerà, ma questa notte è troppo buia per me. Allora io entro, Signore, in punta di piedi per non svegliare nessuno. E non farò rumore con le mie preghiere. Respirerò sottovoce, finché mi abbraccerà la la luce di domani. E se un giorno ti sentissi solo non fare complimenti: le porte della mia casa per Te sono sempre aperte. Amen. Emily Shenker