venerdì 7 maggio 2021

Esca per cortesia.

 Entra in shock room con un ecg ed ha gli occhi che luccicano.

"Dottoressa può refertarmi questo? Il paziente racconta di aver sentito palpitazioni strane.."

Ha gli occhi che luccicano. In fondo, penso in un attimo tra me e me, lei ha sempre gli occhi che luccicano..

"Tutto bene"? Le chiede Francesca.

Anche lei si è accorta di qualcosa di strano.. Anche Francesca sente che quel luccichio nasconde altro.. 

Sara si volta, ci guarda. 

Scendono lacrime e all'improvviso il covid lo nascondiamo dietro le porte scorrevoli dei codici rossi e ci abbracciamo.

A volte non occorre sapere nulla. Non importa cosa succede, cosa è successo. Durante i nostri turni di lavoro la prontezza deve mettere da parte le emozioni. 

Non è possibile pensare ad altro. Devi fare in fretta, devi essere presente. Il prezzo che si paga è un mucchio di emozioni che non vivi sul momento, che si presentano all'improvviso in un momento qualsiasi della giornata. Mentre prepari il caffè a casa, mentre guardi fuori dal finestrino dell'auto.

Succede sempre così. 

Stavolta però è diverso. 

"mi hanno chiamata SPORCA NEGRA, al triage"

Silenzio. 

"Sara, ma che cosa stai dicendo"?

"Si, la moglie di un paziente. Ma l'ho subito mandata via, non preoccupatevi, e il marito era così mortificato... Non preoccupatevi, è che sono stanca, sono stanca di combattere sempre"

Sono attonita. Francesca pure. 

"Sara prendi il nome subito e denunciala"!

Urlo all'improvviso.

"No no, basta sono stanca. Poi c'è da lavorare. Non posso. E mi è bastato guardare gli occhi del marito per capire che si scusava lui per lei"

L'abbraccio continua.

Il lavoro pure. 

Per tutto il pomeriggio penso a questa bellissima ragazza. Giovanissima ma con un alto senso di responsabilità per il proprio lavoro, raramente percepito in altri. 

Immagino i suoi anni della scuola elementare, in un Paese, il nostro, ancora acerbo di conoscenza e saggezza. Inesperto all'istruzione.

La sua adolescenza, i sacrifici dello studio, la laurea. 

E penso ad un giovedì mattina. Quando in un pronto soccorso si presenta il conto di quanto ancora dobbiamo camminare. 

Di quanti sforzi, alti, coraggiosi, vanno ancora fatti. 

E di quanti occhi mortificati avremo bisogno, per scusare l' incapacità di vivere.